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Yoga in carcere

“ La pratica dello yoga ci richiede solo di agire e di essere consapevoli nelle nostre azioni” (TKV Desikachar)

La nostra Associazione con la nostra insegnante Elisa Grella è stata ideatrice e promotrice del progetto Yoga in Carcere a Napoli nell’istituto detentivo di Poggioreale e attualmente coordina il progetto cui hanno aderito diversi insegnanti di diverse associazioni locali.
Grazie a questo progetto di totale karma yoga (servizio in volontariato) lo yoga è praticato dai detenuti di due diversi padiglioni una volta alla settimana da oltre due anni.
Grazie alle donazioni dei nostri associati abbiamo potuto acquistare tappetini per la pratica e abbiamo istituito una piccola libreria yogica per il gruppo dei detenuti aderenti al progetto. Abbiamo attivato alcuni speciali laboratori tra cui la costruzione in gruppo di un grande mandala dipinto dagli stessi detenuti all’interno di uno dei  reparti.
Teniamo corsi di approfondimento per insegnanti desiderosi acquisire esperienza e di condividere la nostra metodologia per l’insegnamento dello yoga in carcere.

Perchè Yoga In carcere. Cosa è lo Yoga : Yoga vuol dire in sanscrito Unione. L’unione si intende come integrazione di se stessi, integrazione di mente corpo respiro e cuore attraverso la ricerca della personale armonia interna ed esterna.
Promuovendo il rispetto del corpo e della dignità propria e altrui il praticante può rinnovare   la consapevolezza dei valori utili al proprio benessere interiore funzionali al progetto ultimo della detenzione ossia favorire un reinserimento sociale dignitoso e di successo duraturo.
Crediamo nelle potenzialità della pratica dello yoga in tutte le condizioni.
Amiamo la pratica e la rispettiamo dunque vogliamo portarla anche dove più difficilmente arriverebbe, farla conoscere e metterla a disposizione di persone che vivono, hanno vissuto, hanno provocato sofferenza;  perché socialmente una civiltà che dimentica i detenuti non può dirsi una società civile.
Perché spesso lottiamo intimamente cercando di allontanare, alienare, ciò che è scomodo dannoso, inaccettabile anche a noi stessi. E invece praticare l’inclusione dell’inaccettabile, insegnare in un luogo dove la maggior parte delle persone eviterebbe di andare, ci fa sentire parte attiva di un progetto di cambiamento, di speranza collettiva, motori di una ripresa umana per l’umanità stessa.

Le ripercussioni all’interno di un contesto carcerario e su persone che devono vivere una situazione di costrizione forzata possono essere:  una diminuzione del livello di aggressività che ciascun detenuto riversa sui  compagni e su sé stesso. Inoltre, lo stimolo ad una riflessione collettiva sul tema porta sempre ad una sensazione di maggiore serenità di animo che spinge alla solidarietà ed alla frammentazione delle dinamiche di isolamento ed ulteriore emarginazione di alcuni detenuti.

Link al progetto : Per regalare un libro agli allievi detenuti: http://amzn.eu/1CWCxZy   http://www.unanapolialgiorno.it/yoga-in-carcere-poggioreale/

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